Michele Bosio (2014)

Michele Bosio (2014)

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giovedì 4 dicembre 2014

EDITORIALE «ARTE ORGANARIA» N. 85



EDITORIALE
«ARTE ORGANARIA» N. 85

«Il materialismo d’oggidì nella pratica è un epicureismo, ligio ai sensi, nemico dell’anima e di Dio; è un amore bestiale alla roba, agli onori, alla signoria, al potere, al libertinaggio, mascherato di libertà; è una fame insaziabile d’oro e di piaceri, d’orgoglio e d’arroganza, un veicolo d’una barbarie nuova, profumata di vapore nicoziano. Della quale abbiamo infausto indizio nello spregio delle arti belle, ormai esiliate dalla universale ingordigia de’banchieri e capitalisti [...] Credo che la società presente abbisogni anche di musica per sollevarsi dal materialismo in cui fu miseramente gettata, perché questo risorgimento non potendosi fare altrimenti che con un mezzo spirituale, la musica verrebbe in ajuto opportuno. [...] [La musica], dico che può arrecare un efficace sollievo agli uomini presenti, e può di nuovo da’medici adoperarsi a guarirli da mali morali, da quell’abbattimento epicureo che gli rende inetti alle generose risoluzioni, alle forti e nobili azioni».
Se non fosse per la prosa polverosa, indice di origine storica, si potrebbe asserire che queste parole siano state scritte “oggi” per “domani”! E chi l’avrebbe mai detto, poi, che l’ottocentesco calamaio fosse quello di un religioso – il sac. Vincenzo Bigliani – il quale a Proemio della propria storia romanzata della musica nei riti cristiani [La Messa in musica, ossia Considerazioni sulla musica sacra e sua importanza, Firenze,Tito Giuliani, 1872], dettò una riflessione di sconvolgente attualità per gli albori del Ventunesimo secolo!
Forse l’aggettivo – «sconvolgente» – non sarebbe il più adatto ai nostri tempi, perché chi si sconvolge più per la quasi totale assenza di cultura – «le arti belle» del Bigliani – dalle nostre Istituzioni? In primis la scuola, abusata, mercificata, depauperata dai Governi di cui io abbia memoria... e che dire del «Concorsone» (le uniche classi di concorso escluse dal Ministero sono quelle relative all’insegnamento musicale nelle scuole secondarie di primo e secondo grado): oltre al danno la beffa! Ma non solo la scuola, ogni apparato “ufficiale” in cui si applicano mille pesi e altrettante misure a seconda delle convenienze del momento; cantava il sommo Fabrizio De Andrè dà buoni consigli chi non può più dare il cattivo esempio.
Chi non si accorge, neppure minimamente, che ogni istante passano ripetutamente, sotto gli occhi di tutti, messaggi “di valore” del tipo: Dante intento a scrivere la Commedia sulla carta igienica – altrimenti detta carta da c...! – e qui il sillogismo è sin troppo semplice... Virgilio, Leonardo, Marco Polo, Garibaldi, etc. modelli per irriverenti caricature decontestualizzate che tutto suscitano, tranne il riso e la simpatia!
Dicevo, chi non si accorge di tutto ciò, come potrebbe formulare un consapevole giudizio – per esempio – sul Concerto per violino composto dal «riccioluto Mozart del XXI secolo» col fine di «liberarsi da Uto Ughi»? [sic!] L’eccellente mediocrità di oggi che grazie a colpi di marketing ben assestati assurge agli onori della critica, potrebbe forse farci pensare allo studio – «intelligente e doloroso» – al servizio dell’Arte, anziché al subitaneo ed effimero X Factor?
Panta rei, tutto scorre... scorrono quotidianamente le immagini di chi perde il lavoro, la salute, la vita... di chi è vittima di guerre insensate o di chi combatte – ignaro – battaglie per conto di altri. Le ideologie pare non esistano quasi più, e questo è un bene, ma gli ideali? Ogni tanto sembrano riemergere, tra lo zapping continuo da un canale televisivo all’altro, tra la l’acquisto di qualcosa che non ci serve, ma che dobbiamo avere per sentirci bene, “omologati”, per cercare di sedare la nostra coscienza che talvolta cerca di parlarci e di farci fremere...
Le condizioni, affinché le «generose risoluzioni» e le «forti e nobili azioni» – invocate dal Bigliani – si potranno concretizzare, non sono forse così lontane? «Tornate all’antico e sarà un progresso» così scriveva Giuseppe Verdi il 5 gennaio 1871 in una lettera inviata a Francesco Florimo.
Il ritorno alla riflessione, all’equilibrio, al merito, al raggiungimento di una meta per àspera ad astra, alla creazione e al rispetto di una coscienza civile è invocato dai tanti giovani che preferiscono pensare – anche se fa male – prima di «seguire il gregge» (naturalmente, a essi i media non danno quasi visibilità, e non ci si deve meravigliare!). Tra di loro c’è chi ha scelto la via delle «arti belle per sollevarsi dal materialismo» e per cercare di costruire il proprio futuro nella propria nazione. Facciamo voto affinché la ricchezza venga calcolata in futuro – non dai «banchieri e capitalisti» – in base a ciò che una persona È e non per quello che momentaneamente HA...
Ricordiamoci infine che per non correre il rischio di liquidare semplicisticamente le nuove generazioni come «choosy» – non schizzinosi, bensì selettivi – bisognerebbe avere a disposizione almeno una ristretta serie di offerte da vagliare, non il solo bivio lavoro o disoccupazione!

MICHELE BOSIO

Marco Enrico Bossi (1861-1925), Opera Omnia per organo - Recensione di Arturo Sacchetti




Marco Enrico Bossi (1861-1925), Opera Omnia per organo. Organista Andrea Macinanti, 
casa discografica TACTUS (www.tactus.it) [voll. I-IX]


L'organista compositore Marco Enrico Bossi gode, senza remore, dell'appellativo di 'Principe degli organisti' riconosciutogli per i suoi portati creativi tra Otto e Novecento e testimone della epopea universale organologica dello strumento. Il suo viaggio nel nome dell'amato organo ha inizio nel 1879 sin dagli anni di studio realizzati presso il Conservatorio di Milano con la composizione della Suonata per organo e si concluderà con la Fantasia sinfonica op. 147 per organo ed orchestra. Un'esperienza creativa vissuta all'insegna dell'irrequietezza inventiva, dell'ambizione coltivata per 'seguire il passo dei tempi, dell'orgoglio per affermare la scuola italiana per troppo tempo esistita 'cenerentola' rispetto ad altre scuole europee più emancipate, della sensibilità per esprimere un proprio gergo intessuto di nobiltà e di accenti personali.

Delle decine di opere che popolano il catalogo soltanto alcune hanno avuto l'onore della conoscenza, non fosse altro per l'inserzione di esse nei programmi ministeriali del piano di studi dei Conservatori di musica. Dopo la sua scomparsa, avvenuta repentinamente nel 1925, una coltre di silenzio è scesa sui suoi parti creativi letti maldestramente dagli organisti protesi verso l'esaltazione dei credo d'oltralpe e frustrati immotivatamente dal portato del nostro. Di conseguenza si è affermata l'ignobile convinzione che la scuola italiana dell'organo avesse partorito esclusivamente le geniali intuizioni di Girolamo Frescobaldi, peraltro organisticamente riducentesi ai Fiori musicali.

Ma è l'editoria internazionale che ha tributato, con l'edizione delle sue composizioni non esclusivamente organistiche, il doveroso riconoscimento ad attestazione dell'ammirazione per il protagonista della risurrezione linguistico-organistica italiana e per la crescita della creatività dedicata all'organo a livello universale.
Al presente il mondo dell'organo, ancora succube di un'esterofilia quasi fanatica, deve scoprire con disonorevole ritardo, incredibilmente, i portati di colui che ha dato voce al 're degli strumenti', ammirato dai suoi contemporanei, dimenticato dai posteri. A questa tristissima realtà, che vede l'Italia musicale irresponsabilmente irriconoscente nei confronti di un suo figlio 'grande' universalmente l'organista Andrea Macinanti pone concretamente rimedio con un gesto importante, complesso e di alta levatura interpretativa realizzando l'incisione delle sue opere per organo, gesto resosi possibile grazie alla sensibilità ed alla lungimiranza della casa discografica Tactus di Castenaso (BO).

Parecchi sono i pregi riscontrabili: il riferimento agli autografi bossiani stante varie divergenze esistenti inspiegabilmente tra essi e le edizioni a stampa, che ebbero di certo il placet dell'autore, l'impiego di organi storici in sintonia con il pensiero del nostro, il rispetto per il segno, condizione indispensabile per una ricreazione sincera del discorso musicale e l'impronta interpretativa tesa alla instancabile ricerca della verità contenutistica ed espressiva. Quest'ultimo aspetto è quello che può aver generato nell'interprete una problematica pesante, che è riconducibile ad un interrogativo: in qual modo Bossi, interiormente, 'sentiva' suonare la sua creatività organistica contornata da irrequietezze (l'insoddisfazione frequente per i riferimenti ad organi 'ideali' fragilmente supportati da esemplari italiani ed europei fortemente connotati) e da dubbi?

Il coraggioso ed autorevole interprete si è posto sicuramente questo problema ed ha operato responsabilmente per dirimerlo anche alla luce di documenti sonori esistenti (le pionieristiche incisioni sopra rulli per organi a riproduzione), od a testimonianze inerenti la sua arte interpretativa. L'esito, occorre evidenziarlo, è fortemente positivo e pone un punto fermo nella storia dell'organo italiano, ma costituisce anche un ammirevole atto di coraggio, quasi provocatorio, tendente a scuotere dal torpore non giustificabile un mondo organistico nazionale che ha avuto, ed ha, il torto di aver tradito, senza motivazioni, il 'Principe degli organisti'.

Giuseppe Clericetti, ANDREA GABRIELI. Cessate Cantus. Lettere 1557-1585



Giuseppe Clericetti, ANDREA GABRIELI. Cessate Cantus. Lettere 1557-1585, Zecchini Editore, Varese 2014, pp. 202 con CD allegato, € 20,00 

Dopo la magnifica monografia dedicata a Charles Marie Widor, Giuseppe Clericetti – «la voce di Rete Due» – è tornato alla sua antica passione: il Cinquecento, la cui miccia – come egli stesso chiarisce – «è stata accesa da Luigi Ferdinando Tagliavini nell’ambito di un corso sul madrigale all’Università di Friburgo». La poetica sonora di Andrea Gabrieli è ben conosciuta da Clericetti – autore, tra l’altro, dell’edizione critica dell’integrale della musica per tastiera (Doblinger, Wien) – come palesemente dimostrato dall’articolata introduzione storico-musicale delle 75 Lettere di Andrea Gabrieli. 
Clericetti getta uno sguardo attento e partecipe soprattutto sulle fonti storiche, sugli organi e i temperamenti, sulle prassi esecutive storiche, oltre che – naturalmente – sull’universalità umanistica di cui è ammantato il Rinascimento del dotto Andrea. Gli intestatari delle Lettere sono 58, tra i quali spiccano ben 31 tra esecutori, compositori e trattatisti. Troviamo, infatti, i nomi di: Arcadelt, De Rore, Palestrina Di Lasso, Merulo, Byrd, De Wert, Luzzaschi, Vecchi, Marenzio, Hassler, Vicentino, Zarlino, Galilei, Bottrigari, Artusi, Diruta e Zacconi, etc.. 
È davvero difficile, dopo una lettura attenta, eliminare il “tarlo” che ci ha accompagnato durante l’intero iter tracciato con arte mimetica da Clericetti: ma, l’epistolario sarà un’invenzione letteraria? «Come crederlo fino in fondo» – asserisce Carla Moreni nella Postfazione – «il dubbio affiora dalla, stessa scrittura, che con sapienza e perfidia mischia i registri, scompiglia le carte, irretisce e confonde». Completa l’originalissimo volume – in cui il rigore filologico si coniuga alla perfezione con una sincera passione per le humanae litterae – la registrazione inedita di 14 composizioni tastieristiche di Andrea Gabrieli, interpretate da Maurizio Croci, all’organo Fratti di Berna. 

lunedì 18 giugno 2012

Constance Frei, L’Arco sonoro, Articulation et ornementation: les différentes pratiques d’exécution pour violon en Italie au XVIIe siècle



Constance Frei, L’Arco sonoro, Articulation et ornementation: les différentes pratiques d’exécution pour violon en Italie au XVIIe siècle, LIM, Lucca 2011, pp. XXII+636, € 40,00



Si tratta della tesi di dottorato presentata alla Facoltà di Lettere dell'Università di Ginevra – sotto la direzione di Etienne Darbellay – dalla violinista e musicologa svizzera Constance Frei. Un grande «libro della memoria» del violino, come a ragione lo definisce l'estensore della prima delle due prefazioni, lo specialista Enrico Gatti (la seconda è firmata da Luigi Rovighi «padre degli studi sul violino barocco in Italia»).
Attraverso quattro iperarticolati capitoli: La stampa musicale in Italia nel XVII secolo, L'articolazione, L'ornamentazione, Altre pratiche di esecuzione, sovente corredati da pratici e funzionali résumés (sunti). Cui vanno a sommarsi una chiarificatrice introduzione – L'arco sonoro articolazione e ornamentazione: le diverse pratiche esecutive per violino nell'Italia del XVII secolo – e un nutrito apparato critico; Constance Frei consegna agli strumentisti e ai musicologi uno studio sistematico – scaturito dall’analisi accurata di oltre 250 fonti seicentesche, la maggior parte delle quali sono conservate presso la biblioteca del Museo Internazionale e Biblioteca della Musica di Bologna – sull’organologia e sulla prassi esecutiva violinistica del XVII secolo, un'accurata, organica ed esaustiva monografia, senza precedenti.
Tra le molteplici e originali notizie riportate dalla studiosa svizzera ci ha particolarmente colpito scoprire che alcune prescrizioni esecutive stentavano a essere precisate dalle partiture dell'epoca a causa dei limiti imposti dai «caratteri mobili». La simbologia destinata all'articolazione opponeva ostacoli cui i tipografi bolognesi e modenesi faticavano a fornire soddisfacenti soluzioni «per mancanza di caratteri a proposito», come ammetteva Giacomo Monti. I tipografi emiliani parvero meno coscienziosi di alcuni stampatori veneziani del XVI secolo e sposarono soluzioni tecniche più rapide ma palesemente meno precise e non di rado distaccate dal gesto musicale. Queste strategie – forse in parte dettate da ragioni commerciali – se da un lato consentivano di accorciare i tempi di produzione, dall'altro inficiavano le partiture con numerose imprecisioni.
Da questo encomiabile lavoro è stato realizzato anche un filmato di circa tre ore con la partecipazione del violinista Stefano Montanari, che sarà presto disponibile in DVD.

«Giacinto & Vincenzo Calderara e la musica tastieristica Sabauda del XVIII»



Fortepiano, Mario Stefano Tonda

TACTUS TC 720001

Grazie alle ricerche musicologiche di Paolo Cavallo – estensore delle corpose e dettagliate note del libretto – abbiamo la fortuna di poter conoscere un repertorio per tastiera dall’idioma italico – per la precisione sabaudo – di notevole pregio, quasi “insospettabile” direi; poiché così presentato pare proprio non avere nulla da invidiare all’Empfindsamkeit di ben altra origine e associazione semantica.
È il giovane fortepianista – o per dirla alla Rattalino «fortista» – Mario Stefano Tonda a illuminare con estrema eleganza l’estro creativo di alcuni compositori, suoi conterranei, vissuti in pieno settecento, operanti con riconosciuta fama e oggi totalmente obliati. 
In Piemonte – come sappiamo – si affermò una scuola violinistica d’eccellenza: i fratelli Giovanni Battista e Giovanni Lorenzo Somis, Gaetano Pugnani e Giovanni Battista Viotti, quest’ultimo virtuoso di grande talento e compositore dal respiro europeo. Al contrario, di scuola «pianistica» non si era punto informati; sennonché a colmare tale lacuna è soccorso – come si diceva – lo scaltrito lavoro, condotto con acribia filologica nelle biblioteche piemontesi, da Paolo Cavallo. 
Una volta riportate alla luce le due Sonate in tre tempi di Giacinto e Vincenzo Calderara (rispettivamente padre e figlio) – il linguaggio delle quali incamera elementi viennesi, reminiscenze venete, nonché spunti ascrivibili alla scuola napoletana, il vetusto segno musicale è stato vivificato in suono dalla moderna galanterie di Mario Tonda.
Leggerezza, ampia varietà di tocco e fraseggio, bel suono, ma soprattutto cantabilità sono le cifre che contraddistinguono una lettura viva sì, ma non nervosa, equilibrata, ma non distaccata, per nulla scontata. Perché l’interprete affronta le pagine dei Calderara e del pinarolese Ignazio Pacotto – oltre che degli altri autori che potremmo definire «di cornice» – con lo stesso rispetto che si deve avere per C. P. E. Bach, per Haydn o per Mozart, cercando di penetrarne lo spirito che a prima vista potrebbe risultare superficialmente edonistico, al contrario cela sovente i recessi dell’animo umano che solo chi si commuove veramente sa poi manifestare. E Tonda prima ancora che commuovere il pubblico ha commosso sé stesso; complice di questa ideale alchimia è la copia Paul Mc Nulty (Praga, 2004) di un fortepiano viennese costruito da Anton Walter intorno al 1805, scelta per la presente registrazione.

venerdì 8 giugno 2012

Preludio d'organo (giugno 2012)



PRELUDIO D’ORGANO
IN SAN LUCA
Giuseppe Rotelli (1901)

9 giugno 2012 ore 17, 30

PROGRAMMA
«Musica francese per organo tra Otto e Novecento
un tributo a Louis Vierne (1870-1937)» [II]


LOUIS VIERNE (1870-1937)

Verset fugué sur In exitu Israël [1894]
Préambule [24 Pièces en style Libre op. 31, n. 1]
Complainte [24 Pièces en style Libre op. 31, n. 3]

***

MARCEL DUPRÉ (1889-1971)

Veni Sancte Spiritus op. 28, n° 47
Salve Regina op. 45, n° 1
Antiphon III: Nigra sum sed formosa, filiae Jerusalem
Antiphon V: Speciosa facta es et suavis
[15 Versets sur les Vepres de la Vierge, op. 18]


Michele Bosio, organo

sabato 28 aprile 2012

Preludio d'organo (maggio 2012)



PRELUDIO D’ORGANO
IN SAN LUCA
Giuseppe Rotelli (1901)
5 maggio 2012 ore 17, 30

PROGRAMMA
«Musica francese per organo tra Otto e Novecento
un tributo a Louis Vierne (1870-1937)
nel 150° anniversario della nascita 
di Giuseppe Rotelli (1862-1942)» [I]
Vierne tra liturgia e organo

Cortège
[Improvvisazione ricostruita da Maurice Duruflé]

Introït
[Messe basse op. 30, n. 2]

Berceuse (sur les paroles classiques)
[24 Pièces en style Libre op. 31, n. 19]

Choral
[24 Pièces en style Libre op. 31, n. 16]

Communion
[Triptyque pour grand Orgue op. 58, n. 2]


Michele Bosio, organo


giovedì 19 aprile 2012

Vierne tra liturgia, organo e canto


Conservatorio “G. B. Martini” di Bologna
Aula Respighi, mercoledì 18 aprile 2012
ore 10.30-13 e 15-17

Vierne
il quadro e la cornice
Una giornata di studio sul grande organista francese e il suo mondo fra Otto e Nove

a cura di Piero Mioli


Curricoli ed estratti


Michele Bosio
Laureatosi con lode in Musicologia presso l’Università degli Studi di Pavia, Michele Bosio si occupa di ricerca musicologica pubblicando saggi e articoli per riviste specializzate, sia italiane che estere. La sua tesi La Premiata Fabbrica d’Organi di Giuseppe Rotelli a Cremona (1894-1937) ha vinto il Premio “Tansini-Sovena” (2007). Ha curato la prima edizione a stampa di alcune composizioni per organo di autori italiani del Novecento storico. È attivo come giornalista pubblicista per il mensile nazionale «Musica» (Zecchini). Ha svolto attività di tutorato (Avviamento alla Filologia musicale e Organologia musicale moderna/Conservazione e restauro degli strumenti musicali) presso l’Università degli Studi di Pavia. È stato per anni docente di Storia della Musica presso l’Istituto Musicale “G. P. da Palestrina” di Castel San Giovanni (Pc). Recentemente è stato nominato presidente della Commissione musicale in seno all’A.D.A.F.A. (Sodalizio cremonese fra Artisti e Amatori d’Arte – storica istituzione culturale nata nel 1928).

Il tema della presente relazione – Vierne tra liturgia, organo e canto – suggerisce un tentativo di inquadramento storico delle opere di Louis Vierne che rientrano a pieno diritto nell'azione liturgica, ma anche di quelle composizioni che si adattano alle esigenze della musica da chiesa o che rivestono particolari tinte paraliturgiche-devozionali.
La parabola artistica di Vierne si apre e si chiude con la musica da chiesa, infatti il primo brano a essere pubblicato fu il Verset fugué sur «In exitu Israël», che risale al maggio del 1894 – in verità, le composizioni più antiche risalgono al 1886 e sono proprio due mottetti sacri, Tantum ergo e Ave Maria – mentre l'opus ultimum è la sofferta e visionaria Messe basse pour les défunts.
Tra la chiesa di St. Sulpice – dove Vierne visse per otto anni l'intensa esperienza di assistente dell'organista titolare, il celeberrimo Charles-Marie Widor – e la cattedrale di Notre Dame – presso la quale fu organista titolare a partire dal 24 maggio 1900, sino alla morte (avvenuta il 2 giugno 1937 nel principio di una improvvisazione sopra il tema gregoriano della Salve Regina, poco prima della fine di un recital a Notre-Dame) – il Nostro passerà dalla composizione delle prime «Perle di freschezza e ingenuità» alle mature e tarde «impressioni mistiche di monastica semplicità» attraversando un doloroso periodo pervaso da «un profumo, un colore, un'ombra di solitudine» (Bernad Gavoty).

lunedì 9 aprile 2012

VIERNE il quadro e la cornice – giornata di studio sul grande organista francese








Mercoledì 18 aprile 2012

Sala Respighi del Conservatorio 
“G. B. Martini” di Bologna


ore 10.30-13 e 15.30-17.30

Una giornata di studio sul grande organista francese e il suo mondo fra Otto e Novecento
a cura di Piero Mioli


Interventi
Arturo Sacchetti, La creatività di Vierne in riferimento all’arte organaria del suo tempo
Diego Innocenzi, La musique vocale sacrée en France au temps de Vierne
Massimo Nosetti, La forma della sinfonia per organo e il fondamentale sonatismo di Vierne
Attilio Piovano, Pièces de fantaisie all’organo
Michele Bosio, Vierne tra liturgia, organo e canto


Francesco Tasini, L'«Esthétique de l'orgue» (1923) di Jean Huré, specchio delle tendenze organologiche nella Francia del primo ’900
Andrea Macinanti, L’edizione Bach / Vierne. Tra didattica e prassi esecutiva
Giuseppe Clericetti, Vierne memorialista (e il maestro Widor)
Piero Mioli, Dalla bibliografia: Widor, Bossi, e Vierne?



La figura di Louis Vierne, nota in Italia sicuramente agli organisti ma meno a musicisti di altra estrazione culturale, merita assolutamente una focalizzazione di interesse, segnatamente nella città e nel Conservatorio di Bologna, storicamente attenti alle nuove esperienze compositive di tutti i periodi storici e in particolare alla musica strumentale a cavallo fra il XIX e XX secolo, in controtendenza con l'imperante e preponderante interesse nazionale per l'opera. Non a caso compositori che a questo scopo hanno dedicato la loro vita hanno dato il loro contributo alla vita musicale della città e del suo liceo musicale; basti citare, fra i tanti, i nomi di Ferruccio Busoni, Giuseppe Martucci, e Marco Enrico Bossi. Quest'ultimo può senz'altro essere affiancato in modo particolare a Vierne, in quanto di poco distante come periodo di attività e molto vicino a lui per linguaggio e, ovviamente, interesse per la produzione organistica.