Michele Bosio (2014)

Michele Bosio (2014)

Translate

lunedì 1 giugno 2009

L'organo Daniele Giani (2007) presso la Cappella del Palazzo del Governatorato del Vaticano




Nell'anno 2007 avviene una svolta decisiva nella carriera di Daniele Maria Giani: un organo interamente nuovo e totalmente scaturito dalle proprie mani (cassa, prospetto e disposizione fonica) collocato, niente meno che, presso la Cappella del Palazzo del Governatorato del Vaticano. Lo strumento, voluto da monsignor Giovanni Lajolo (arcivescovo di Cesarania e presidente del Governo Vaticano), è stato inaugurato il 31 maggio del 2007 dal maestro Gianluca Libertucci (organista della Basilica di San Pietro per il Vicariato della Città del Vaticano) e tenuto a battesimo  da papa Benedetto XVI


Anche quest’opera, come le precedenti, sugge linfa vitale dalla migliore tradizione di scuola lombarda; a cominciare dalla scelta del legname: noce, abete e larice. Il noce è stato utilizzato per i somieri, per le parti dure delle canne di legno, nella consolle e nelle trasmissioni meccaniche della pedaliere e dei registri. L’abete più pregiato è stato impiegato per le canne dei bassi e nella costruzione dei ventilabri e del fusto dei tasti, mentre quello comune per i telai di sostegno (il castello è saldamente tenuto insieme tramite incastri a secco a coda di rondine; l’assenza di corpi metallici od altri materiali favorisce così la risonanza di tutto lo strumento). Infine, il larice è servito come base delle trasmissioni meccaniche e parti della struttura dei somieri.


Per quanto concerne le canne di metallo sono stati scelti tre tipi di mescole in percentuali diverse di stagno: la lega al 40% per alcuni registri di flauto; la lega al 50% «tigrato» per i registri di riferimento del corista; la lega all’85% «puro» per le canne di prospetto, nei registri ad ancia ed in tutto il Ripieno.

In questo nuovo strumento, per la prima volta Daniele Giani ha scelto di costruire un unico somiere « a tiro» collegato alle meccaniche delle due tastiere nel modo «sospeso»: il tasto è fisicamente collegato al ventilabro con una meccanica diretta che consente una trasmissione perfettamente fedele e sensibile al tocco organistico. Le meccaniche sono state realizzate in un unico corpo plasmato al momento della forgiatura, così che possa mantenere l’assoluta integrità strutturale. 


Le tastiere (due, di 58 note) sono state realizzate secondo misure settecentesche, ridotte e leggere, prestandosi molto bene alla realizzazione di vivaci virtuosismi. La pedaliera (di 30 note), con misure personalizzate, è interamente in noce lavorato a mano ed armata con molle e ganci di ottone; i pedali scorrono in sedi scavate in blocchi unici al fine di ottenere la massima stabilità e precisione.


L’impianto della manticeria è composto da due mantici a cuneo dotati di 7 pieghe positive collocati a filo pavimento ai lati interni della cassa. Tutto l’impianto è realizzato in legno di abete massiccio, le parti sono impellate con pelle di montone conciata bianca, rigorosamente incollata con colla animale a caldo.


La disposizione fonica è semplice e funzionale sia ad un uso concertistico, sia liturgico. Accanto al tradizionale Ripieno (in file separate sino alla XXIX) in base di 8 piedi del Grand’Organo (I° manuale), trovano posto due flauti (8’ e 4’), la Voce Umana ed un’ancia di 8 piedi (Violoncello). Il Positivo (II° manuale) privilegia sonorità flautate (8’, 4’ e 2’, 2/3), alle quali si aggiungono una mutazione di Terza 1’, 3/5,  Principale di 4 piedi, Ottava di 2 ed un Oboe di 8 piedi. Al pedale solo tre registri: un 16 piedi tappato (Principale) un 8 piedi (Rinforzi) ed un ancia di 16 piedi (Controfagotto); non vi è alcun accessorio a parte le consuete unioni (I/pedale, II/pedale, unione tastiere). 


Si potrebbe definirlo uno strumento razionale, che, se proprio dovesse avere un modello, sarebbe quello settecentesco. Anche la pressione relativamente bassa (di 48 mm su colonna d’acqua) favorisce una pronuncia delle canne molto naturale e personale, così da avvicinare questo strumento molto più alle peculiarità di un prodotto di tradizione classica, che di larga scala.


DESCRIZIONE DELLO STRUMENTO


Organo: Daniele Maria Giani di Corte de’Frati (Cremona) A. D. 2007.

Collocazione: Cappella del Palazzo del Governatorato - Città del Vaticano.

Cassa: realizzata in legno di abete e tiglio massiccio, costruita secondo le regole della falegnameria classica.

Prospetto: profilo rettilineo con 43 canne il lega di stagno, disposte a cuspide centrale ed ali in cinque campate, le bocche sono con labbro superiore a mitria segnata dall’interno (canna maggiore Do1 del principale 8’).

Manuali: 2 tastiere di 58 tasti con ambito Do1-La5, diatonici placcati in osso e cromatici in legno di noce con placcatura in ebano filettato in osso.

Canne: totale 1012.

Pedaliera: tipo piana-parallela, dotata di 30 pedali con ambito Do1-Fa3.

Trasmissione: interamente meccanica, sia per le tastiere e pedaliera come per i registri.

Consolle: a finestra.

Registri: comandati da pomoli in ebano con movimento orizzontale frontale. Disposti in quattro colonne ai lati delle tastiere, contrassegnati da targhette cartacee poste tra le feritoie, comandano i seguenti registri:


I manuale
Principale 8’
Ottava
XV
XIX
XXII
Due di Ripieno (XXVI e XXIX)
Flauto 8’
Flauto Traverso 4’
Voce Umana
Violoncello 8’



II manuale
Flauto 8’
Flauto a cuspide 4’
Principale 4’
Ottava 2’
Flauto in Duodecima 2’, 2/3
Terza 1’, 3/5
Oboe 8’


Pedale
Principale tappato 16’
Rinforzi 8’
Controfagotto 16’


Accessori
Unioni I/pedale, II/pedale, unione tastiere.


Il somiere Maestro, in noce e larice, posto dietro le canne di prospetto, è del tipo «a tiro» con 116 ventilabri ed è collegato con due meccaniche sospese alle tastiere sottostanti. Lungo la parete di fondo è posto il somiere di Basseria, anch’esso «a tiro», con 30 ventilabri a semplice impellatura e contropelle. Alimentazione ad unico impianto con due mantici a cuneo, pressione di 48 mm su colonna d’acqua, corista a 440 Hz a 18° C (temperamento equabile).



SEGNALO CON PIACERE L'APERTURA DEL NUOVO SITO WEB DEDICATO ALLA «GIANI - CASA D'ORGANI» ALL'INTERNO DEL QUALE SI POTRANNO TROVARE NUMEROSE NOTIZIE CIRCA I LAVORI COMPLETATI ED IN CORSO DI REALIZZAZIONE, NONCHE' DETTAGLIATE SCHEDE DEGLI STRUMENTI 


http://www.organigiani.com/

domenica 10 maggio 2009

Jeanne Demessieux (1921-1968): Opera omnia per organo




Tra gli allievi più noti a livello mondiale che uscirono dalla «rigorosa» scuola di Marcel Duprè, spicca il nome di Jeanne Demessieux (1921-1968) che studiò privatamente col Maestro tra il 1936-39. E proprio a lei è dedicato l'ultimo DVD realizzato da Federico Savio per FUGATTO, contenente l'opera omnia per organo eseguita da Maxime Patel al grandioso organo «Jann» della Basilica di Waldsassen (prima registrazione mondiale in video).


Sebbene la carriera della Demessieux sia stata stroncata precocemente da un male incurabile (poco prima di consegnare ai microfoni della Decca una integrale della musica per organo di Olivier Messiaen), ella compose un cospicuo corpus organistico: Nativité, op. 4 (1943-44), Six Études, op. 5 (1944), Sept Méditations sur le Saint-Esprit, op. 6 (1945-47), Twelve Choral-Preludes on Gregorian Chant Themes, op. 8 (1947), Te Deum, op. 11 (1957-58), Répons pour les Temps Liturgiques (1962-66) e Prélude et Fugue en Ut, op. 13 (1964). 

La raccolta che diede un notevole progresso alla tecnica organistica, già ampiamente evoluta grazie a Dupré, fu la serie dei Six Études, op. 5. Dei veri e propri esercizi di bravura in cui la tecnica del pedale viene esaltata al massimo. Maxime Patel esce vincitore da questo arduo banco di prova e la dettagliata regia di Savio ne mette in evidenza la grande spettacolarità. Questi sono brani da suonare, non nascosti in cantoria, bensì davanti al pubblico, poiché vivono di spettacolarità. Sentire tale musica, senza vedere i piedi dell'esecutore, significa perdersi più della metà del godimento. Attenzione, però, i Six Études non sono aridi e fine  a se stessi, in essi non manca mai musicalità e maestria compositiva. 


Personalmente la mia preferenza va, però, alle composizioni su cantus firmus, in particolare ai Twelve Choral-Preludes on Gregorian Chant Themes, sicuramente all'altezza delle grandi raccolte di corali organistici della storia della musica. 

La suggestiva ed assai curata regia di Savio, ritrae il virtuoso Patel alle due consolles (meccanica ed elettrica) del grandioso organo di Waldsassen, con qualche raffinata digressione all'interno del magnifico e sontuoso Tempio Sacro. Le qualità audio e video sono ottime, anche il menu è ben costruito; il libretto (in lingua inglese, francese e tedesca) scritto da Patel stesso è ricco di utili informazioni sulla musica della Demessieux. 


Questo pregevole prodotto va così a colmare una grave lacuna all'interno della discografia per organo, anzi il video (come dicevo prima) rende ancor più giustizia alle grandi opere di un'autentica poetessa dell'organo.

Preludio d'organo (giugno 2009)




PRELUDIO D'ORGANO

IN SAN LUCA

Giuseppe Rotelli (1901)


6 giugno 2009 ore 17, 30




PROGRAMMA



Johann Sebastian Bach (1685-1750)


- Fantasia in Sol BWV 572

- Liebster Jesu, wir sind hier BWV 731

- Christ lag in Todesbanden BWV 625




Marcel Dupré (1889-1971)


- Veni Sancte Spiritus op. 28, n° 47

- Antiphon III: Nigra sum sed formosa, filiae Jerusalem

- Antiphon V: Speciosa facta es et suavis (15 Versets sur les Vepres de la Vierge op. 18)



***



Michele Bosio, organo

sabato 2 maggio 2009

Bach secondo Walcha






Autentici «mostri sacri» della storia della ricezione bachiana nel Novecento, come Helmut Walcha (1907-1991) e Kal Richter (1926-1981), si formarono alla scuola del leggendario Thomaskantor Günther Ramin (1898-1956), a sua volta formatosi alla scuola di Karl Straube (1873-1950) e Max Reger (1873-1916). Ovvero alla prestigiosa tradizione sinfonico-romantica di Lipsia, alla cui base sta nientemeno che la mess’in scena della Matthäus Passion di Johann Sebastian Bach da parte di Felix Mendelsshon-Bartholdy (Berlino, Singakademie, 11 marzo 1829), simbolo romantico della Bach-Renaissance


La pionieristica operazione di Mendelsshon, definita a quel tempo «archeologica», seminò i germi della coscienza storico-musicale propria del Romanticismo in senso lato, e portò in seguito rigogliosi frutti, quali la fondazione a Lipsia della Bach-Gesellschaft. Sorta nel 1850 tale società aveva come scopo la pubblicazione dell’intero e sterminato corpus musicale di Johann Sebastian Bach. Tra il 1851 ed il 1899 vennero alla luce ben 60 tomi degli Joh. Seb. Bachs Werke (la prima pubblicazione, presso gli editori Breitkopf und Härtel, dell’opera omnia di Bach). Tra i nomi eccellenti della Bach-Gesellschaft sono da ricordare Otto Jahn e Adolph Bernhard Marx (tra i padri fondatori della Musikwissenschaft, ovvero della Musicologia) ed i celeberrimi compositori Robert Schumann e Franz Liszt, fautori di «una nuova epoca poetica».

Tutto questo per ricordare da dove provengono due personalità del calibro di Walcha e Richter, i quali hanno lavorato in ambiti diversi e con sensibilità differenti, ma che entrambi hanno vissuto l’intera loro esistenza nel nome di Bach.


Virtuoso d’organo e cembalo, Richter dette anima e corpo per la trasmissione delle opere vocali e orchestrali di Bach. Diresse innumerevoli volte, sempre a memoria e dal proprio cembalo, le Passioni, la Messa in si e l’Oratorio di Natale, il Magnificat e le Cantate, consegnando al disco un numero amplissimo di registrazioni (è da ricordare un’intera annata di Cantate, 75, registrata per Arkiv). Rimase sempre legato all’organo, purtroppo, non dedicò un gran numero di dischi ai capolavori per tastiera del Kantor, che pur eseguiva nella loro interezza.


Walcha, al contrario registrò l’integrale della musica per organo di Bach ben due volte, oltre all’integrale delle opere per tastiera (Emi, Arkiv). Per di più il suo interesse si rivolgeva sempre (al contrario di Richter) allo strumento musicale utilizzato, il più possibile vicino ai modelli degli organi e dei cembali dell’epoca di Bach. Fu davvero un pioniere in questo senso, poiché tra il 1947 ed il 1952 registrò la prima integrale (non sono state registrate alcune opere la cui autenticità all’epoca era messa in dubbio) dell’opera per organo di Bach sugli storici strumenti della Jakobi Kirche di Lubecca (Stellwagen, 1636) e della Peter und Paul Kirche di Cappel (Schnitger, 1679).

E la registrazione Membran ristampa proprio le matrici del 1947-1952. In seguito all’avvento della registrazione stereofonica, Walcha incise una seconda integrale per Arkiv (1956-1971) sugli storici organi della Laurenskerk ad Alkmaar (Schnitger, 1725) e di Saint-Pierre-le-Jeune a Strasburgo (Silbermann, 1780).


È quasi impossibile formulare un giudizio estetico su un simile monumento musicale, della cui indiscutibile grandezza si rimane davvero colpiti, in riverente ascolto! Walcha è un artista  straordinario capace di cogliere e trasmettere l’universale senso poetico della musica di Bach. Grazie alla profonda penetrazione musicale della partitura (Walcha era non vedente, ed anche per questo capace di una concentrazione assoluta) egli restituisce un testo «filologicamente» corretto. Non fornisce alcun orpello alla musica del Kantor, non si serve della musica, ma si mette al suo servizio. Nei grandi Preludi e Fughe i cambi di registro sono quasi del tutto assenti, limitatissimi. Il fraseggio impeccabile. L’estetica della registrazione vicina ad un  concetto «ante litteram» di prassi esecutiva.  Walcha restituisce chiarezza al tessuto polifonico e colore a quello armonico. E che dire poi della scelta di eseguire i IV Duetti della terza parte della Clavier-Übung sul cembalo? Uno strumento costruito da Hammer di Amburgo sul modello di strumenti fiamminghi del XVIII sec., e non il tanto apprezzato «modello Bach»  della Neupert di Norimberga (molto utilizzato da Karl Richter e Ralph Kirkpatrick, solo per citarne alcuni).

venerdì 1 maggio 2009

M. E. BOSSI «Opera omnia per organo voll. I-II




L'etichetta bolognese TACTUS non rinuncia a stupirci, infatti si è recentemente imbarcata nel promettente progetto di registrazione integrale delle opere per organo di Marco Enrico Bossi (1861-1925), il più grande organista-compositore italiano del Novecento - definito da Ettore Bontempelli «Organista Principe», nella duplice accezione di primo organista d'Italia, ma anche di nobile esecutore - appezzato, pubblicato ed eseguito non solo in Europa, ma anche negli Stai Uniti.

Tale meritoria impresa discografica si sposa con la pubblicazione in edizione critica degli opera omnia per organo di Bossi promossa dall'editore Carrara di Bergamo (giunta ora al sesto volume) ed affidata ad un comitato di specialisti quali: Andrea Macinanti, Francesco Tasini, Wijnand van de Pol e Luca Salvadori. Ed è proprio l'organista bolognese Andrea Macinanti l'accurato interprete di questi eccezionale dischi. Novità discografiche (in verità Sposalizio, Missa Pro Sponso et Sponsa e Westminster Abbey - Hymn of Glory erano già apparsi in un disco TACTUS dal titolo «Musica nuziale») che ci forniscono la gradita occasione di ricordare ai nostri lettori un artista di assoluto valore, ma ancora poco conosciuto.


Figlio d'arte (il padre Pietro era organista e compositore, mentre la madre Celestina Dognini era la figlia del compositore Fedele Dognini), M. E. Bossi nacque a Salò sul Garda (Bs) il 25 aprile del 1861. Nel 1863, dalla nativa Salò, dove il padre ricoprì per alcuni anni l'incarico di organista della Cattedrale e direttore del corpo bandistico, passò a Morbegno (So). Nel 1871 venne mandato insieme al fratello maggiore Costante Adolfo al Liceo Musicale di Bologna. Dopo due anni Marco Enrico passò al Conservatorio di Milano a studiare pianoforte con Francesco Sangalli (1820-1892) e violino. Studiò anche composizione con Amilcare Ponchielli (1834-1886) e Cesare Dominiceti (1821-1888); mentre per l'organo gli fu maestro Polibio Fumagalli (1830-1900). Nel 1879 ottenne il diploma di pianoforte, nel 1881 pure quello di composizione e vinse il concorso «Bonetti» con l'opera in un atto Paquita. Nel frattempo affinò sempre più lo studio dell'organo recandosi più volte all'estero ed entrando in contatto con grandi maestri, ma non si diplomò perché in Italia a quel tempo vigevano metodi antiquati per tale strumento, che di lì a poco egli avrebbe totalmente rivoluzionato.


Dal 1881 al 1890 fu maestro di cappella e organista della Cattedrale di Como. In questo periodo (1882) sposò Cristina Brunoli, dalla quale ebbe due figli: Renzo Rinaldo (1883-1965) - compositore e direttore d'orchestra - e Zita. Ed è proprio per il matrimonio di Zita Bossi e Fortunato Gardella celebratosi a Como, che Marco Enrico compose nel 1911 i due brani che formano lo Sposalizio op. 134: il primo costituito da un raffinato impasto timbrico tra violino, violoncello arpa e organo, il secondo da un festoso Grand-Choeur per organo solo. In questo suggestivo dittico Macinanti (all'organo Serassi-Vittino della Cattedrale di Saluzzo) è affiancato da tre validi partner: Marco Bianchi (violino), Manuel Zigante (cello) e Federica Mancini (arpa).


Nel 1890 Bossi vinse il concorso per la cattedra di organo e di armonia al Regio Conservatorio di Napoli. Da quella sede si batté per ottenere riforme tecniche nella costruzione degli organi, affinché si potesse far conoscere anche in Italia la grande letteratura organistica tedesca e francese, a quel tempo impossibile da eseguirsi sugli strumenti «nostrani» dalla fisionomia bandistica. La lotta intrapresa dal Nostro per lo studio serio e cosciente della musica per organo e dell'organo in Italia, così da uniformare anche i vecchi programmi dei conservatori italiani sul modello delle gloriose scuole transalpine, si concretizzò con la pubblicazione di un volume scritto insieme a Giovanni Tebaldini (1864-1952) dal titolo Metodo teorico pratico per organo. Ed è proprio insieme a quest'ultimo che nel 1893 compose la Missa pro defunctis op. 83, in memoria di Vittorio Emanuele II, poco più tardi compose autonomamente la brevissima, seppur intensa, Missa Pro Sponso et Sponsa op. 110 (Graduale, Offertorio e Communio) per le nozze di Vittorio Emanuele III con Elena Petrovich, il cui brano più famoso è appunto la Marcia Nuziale Savoia-Petrovich. Davvero buona la coesione tra le voci della Società Corale «Città di Cuneo» diretta da Andrea Bissi, nonché il puntuale accompagnamento di Macinanti.


Fra gli anni 1896 e 1902 il Bossi fu a Venezia come direttore del Liceo Musicale «Benedetto Marcello», ove insegnò anche organo e composizione. Nella città lagunare ebbe modo di intessere solidi rapporti di stima ed amicizia con Lorenzo Perosi (1872-1956) «il Johann Sebastian Bach d'Italia», dal 1895 maestro di cappella a S. Marco. La stima fu assolutamente reciproca, ma Bossi si spinse al punto di ricavare due corpose trascrizioni per organo dai perosiani oratori La Passione di Cristo secondo S. Marco e La Trasfigurazione di N. Signore Gesù Cristo, entrambe pubblicate da Ricordi nel 1899. Le variegate sonorità dell'organo Vegezzi-Bossi (1916-1936) della Cattedrale di S. Giusto a Susa - uno strumento ideale per l'esecuzione della letteratura romantica e ceciliana - vengono esaltate al massimo dall'appassionata e vibrante lettura del maestro bolognese.


Ritiratosi Giuseppe Martucci (1856-1909) dalla direzione del Liceo Musicale di Bologna, per designazione dell'illustre uscente venne chiamato a succedergli nella carica e nell'insegnamento della composizione. Mantenne quest'incarico dal 1902 al 1911. Fu proprio in questo periodo che venne alla luce una tormentata opera come Jeanne d'Arc, una sorta studio preparatorio per organo in seguito riutilizzato nella penultima scena della Johanna d'Arc op. 135 (opera in un prologo e tre parti su libretto di Luigi Orsini). Questo drammatico poema sinfonico per organo dalla scrittura molto densa è stato restituito ai nostri giorni grazie all'accurato studio ed all'esecuzione partecipata di Andrea Macinanti all'organo Vegezzi-Bossi (1902) della Cattedrale di Aosta.


L'attività di concertista e compositore, acclamato in tutto il mondo, stava assorbendo sempre di più M. E. Bossi, sennonché decise di rinunciare alla carica direttoriale a Bologna e si ritirò a Breccia (Co). Nella quiete della montagna ebbe tempo per dedicarsi totalmente allo studio ed alla composizione sino al 1916, quando assunse la direzione del Liceo Musicale «Santa Cecilia» a Roma. Nella «città eterna» esercitò tale carica sino al 1922, anno in cui decise di dedicarsi esclusivamente alla sua libera attività di organista e di compositore.


Nell'estate del 1924 si ritirò a Breccia per prepararsi ad una serie di concerti negli Stati Uniti. Si imbarcò sul piroscafo «Conte Verde» il 18 novembre del 1924. Durante la sua permanenza in America fu colpito da una terribile otite che non gli dette mai tregua, ma nonostante ciò non mancò mai ai suoi appuntamenti musicali. Alla fine di questa trionfale tournée, la mattina del 19 febbraio 1925 si imbarcò sul piroscafo francese «De Grasse». Poco dopo la partenza il Maestro si sentì male, nel giro di poco tempo le sue condizioni si aggravarono moltissimo ed il 20 febbraio morì in viaggio per l'Italia a causa di un'emorragia cerebrale. La notizia, diffusa in tutto il mondo, produsse un senso di unanime compianto. L'Italia pianse - dopo Ferruccio Busoni (1866-1924) morto a Berlino e Giacomo Puccini (1858-1924) morto a Bruxelles - il suo «organista principe», anch'egli spirato lontano dalla tanto amata patria.


lunedì 27 aprile 2009

Preludio d'organo (maggio 2009)




PRELUDIO D'ORGANO

IN SAN LUCA

Giuseppe Rotelli (1901)


2 maggio 2009 ore 17, 30




PROGRAMMA





GEORG FRIDERICH HAENDEL (1685-1759)

- Sarabande in re dalla Suite n. 11 per cembalo HWV 437

- Passacaglia in sol dalla Suite n. 7 per cembalo HWV 432




JOHANN SEBASTIAN BACH (1685-1750)

- Preludio in re BWV 539

- Canzona in re BWV 588




***



Michele Bosio, organo

domenica 12 aprile 2009

Buona Pasqua!!!


La prima Pasqua di Eugenia Takako Bosio

giovedì 9 aprile 2009

Silvia Corbetta, Olivier Messiaen: Saint François d’Assise-Cammino Verso la Joie Parfaite



Nel ristretto panorama di pubblicazioni in lingua italiana su Olivier Messiaen (1908-1992), il dettagliato studio di Silvia Corbetta giunge graditissimo, soprattutto in virtù del taglio altamente specialistico. Si tratta del lavoro di tesi per il conseguimento della Laurea di Secondo Livello in pianoforte presso il Conservatorio di Brescia (è infatti il relatore, Sandro Perotti, a firmarne la prefazione).


Sebbene sia  una monografia sul Saint François d’Assise, monumentale opera che occupò Messiaen tra il 1975 ed il 1983, l’autrice fa precedere l’analisi vera e propria da tre utilissimi capitoli in cui vengono delineati la biografia ed il linguaggio musicale del compositore, attingendo spesso agli scritti originali Technique de mon langage musicale (1944) e Traité de rythme, de couleur, et d’ornithologie en sept tome: 1949-1992 (op. postuma, 1994).


Attraverso un linguaggio tecnico (ma non ostico), gli otto tableaux racchiusi nei tre atti dell’opera che rappresenta le tappe di Francesco d’Assisi verso la santità, vengono sviscerati dalla giovane studiosa con dovizia di particolari e sincera partecipazione emotiva.


A parte alcune riviste o miscellanee di studi dedicate a Messiaen in cui compaiono articoli di autori italiani in lingua italiana - eccezion fatta per il corposo volume curato da Peter Hill, tradotto in italiano nel 2008 - la monografia più acclarata rimane quella di Raffaele Pozzi (2002), ma si ferma al 1946 (Turangalîla-Symphonie): lo studio della Corbetta va quindi a colmare un vuoto e forma così un tassello della bibliografia «nostrana» su una delle più importanti figure del Novecento.



Silvia Corbetta, Olivier Messiaen: Saint François d’Assise-Cammino Verso la Joie Parfaite, Zecchini Editore, Varese 2009, pp. 145, € 25,00.

martedì 17 marzo 2009

Collana discografica «ANTICHI ORGANI DEL CANAVESE» Delle Edizioni Leonardi di Milano


L'organo della Chiesa di Santa Maria Assunta a Montanaro (To)


1) ORGANI STORICI ALESSANDRO MENTASTI 1884 OP. 70 - 1892

tromba, Ercole Ceretta

organo, Roberto Cognazzo

EDIZION LEONARDI LOCD020


2) ARTE ORGANARIA A CENTALLO: LA FAMIGLIA VITTINO

organo, Roberto Cognazzo

EDIZION LEONARDI LOCD026


3) ORGANO FRATELLI SERASSI 1821 OP. 385 - CHIESA DI S. MARTINO VESCOVO - AZEGLIO (TO)

clarinetto basso, Rocco Parisi

organo, Roberto Cognazzo

EDIZION LEONARDI LOCD029


4) ORGANO FRATELLI LINGIARDI 162 OP. 128 - CHIESA DI S. MARIA DELLA CONSOLAZIONE - COCCONATO (AT)

organo, Roberto Cognazzo

EDIZION LEONARDI LOCD039


5) ORGANO GIUSEPPE RAMASCO 1770 - CHIESA DI S. ANTONIO - BIELLA/CHIAVAZZA

organo, Walter Savant-Levet

EDIZION LEONARDI LOCD015


6) ORGANO GIOVANNI BRUNA 1793-95 - CHIESA DI S. SILVESTRO PAPA - CHIAVERANO (TO)

organo, Walter Savant-Levet

EDIZION LEONARDI LOCD033


7) ORGANO CARLO VEGEZZI-BOSSI 1891 - CHIESA DI S. FRANCESCO - TONENGO DI MAZZE' (TO)

organo,Walter Savant-Levet

EDIZION LEONARDI LOCD037


8) ORGANO FRATELLI SERASSI 1821 OP. 385 - CHIESA DI S. MARTINO VESCOVO - AZEGLIO (TO)

organo, Massimo Gabba

EDIZION LEONARDI LOCD025


9) ORGANO FRATELLI SERASSI 1833-34 OP. 486 - CHIESA DI S. EMILIANO - CIGLIANO (VC)

organo, Massimo Gabba

EDIZION LEONARDI LOCD028


10) ORGANO GIOVANNI BRUNA 1793-95 - CHIESA DI S. SILVESTRO PAPA - CHIAVERANO (TO) - «Musica d'organo nel Regno Sabaudo»

organo, Daniele Sajeva

EDIZION LEONARDI LOCD034




Prima di addentrarci nella vera e propria recensione dei 10 CD tratti dalla serie «Antichi Organi del Canavese», dobbiamo fare un po' di luce sulla storia di questa lodevole iniziativa editoriale - tutta italiana - chiariamo subito che il Canavese è un'area geografica posta nella zona settentrionale della provincia di Torino, a nord-est della città, ed il suo centro principale è Ivrea.

La collana discografica «Antichi Organi del Canavese» delle Edizioni Leonardi di Milano, nasce nel 1996 da un’idea di Adriano Giacometto (storico dell'arte organaria) e Roberto Ricco (tecnico del suono) in seguito alla proposta della Pro Loco di Montanaro (To) di realizzare la registrazione del loro monumentale organo appena restaurato (questo disco, ora esaurito, aveva come protagonisti l'eclettico musicista monferrino Roberto Cognazzo ed il magnifico strumento dei fratelli Bruna riedificato nel 1872 da Giacomo Vegezzi-Bossi.

La filosofia della collana (giunta ora a ben 26 volumi realizzati con l'ausilio di 27 diversi organi storici) si può riassumere così: studio, diffusione e  valorizzazione dell’importante patrimonio organario canavesano, primo a livello regionale, tra i maggiori a livello nazionale.

Inoltre, dal 1999 «A.O.C.» ha attivato un proprio sito (http://www.antichiorganidelcanavese.it/) sul quale è possibile effettuare ascolti, nonché consultare articoli, testi e fotografie riguardanti gli organi storici del Piemonte. Autorevoli consensi lo hanno legittimato come il più importante sito territoriale italiano sugli organi storici, e noi gliene diamo sicuramente atto.


Venendo alla musica, cominciamo col parlare dei 4 CD realizzati da Roberto Cognazzo - “storica” colonna portante della serie - assolutamente imperdibili non solo per chi predilige l'Ottocento organistico italiano, ma anche per chi ama il melodramma ed esige dall'interprete musicalità, personalità e partecipazione emotiva.

Scorgendo i nomi di alcuni compositori eseguiti (Arditi, Marenco, von Suppé, Adam, Gomes, Offenbach, Délibes...) viene da chiedersi se questi siano stati anche autori di pagine espressamente organistiche. Ebbene, la risposta è no! E' l'interprete che assume il ruolo di maestro concertatore sfruttando al massimo le potenzialità degli organi-banda, ricchi di molti registri da concerto ed effetti tipici dell'organico strumentale impiegato nella musica operistica ottocentesca. Strumenti in cui accanto al classico Ripieno trovano posto numerosissimi strumenti da concerto, nonché svariati effetti rumoristici e coloristici, come la Banda turca, il Rollante, i Timpani, i Campanelli e le Campane (gli strumenti realizzati non solo dai celeberrimi organari bergamaschi Serassi, ma anche dai pavesi Lingiardi, dai novaresi Mentasti, dai cuneesi Vittino, etc.) 

Pianista, organista, musicologo e compositore, Roberto Cognazzo è uno dei pionieri della riscoperta dell'organo italiano ottocentesco, avvenuta nella seconda metà del Novecento grazie a figure quali Luigi Ferdinando Tagliavini  prima, Giancarlo Parodi ed Arturo Sacchetti poi. Nel corso del tempo si è adoperato per la diffusione della letteratura organistica, ma soprattutto si è dedicato ad orchestrare all'organo numerosi lavori operistici e sinfonici (molto in voga all'epoca ed oggi quasi dimenticati), come si usava fare nell'Ottocento. Si spiega allora la presenza di alcuni titoli inusuali come Il Gurany di Antonio Carlos Gomes, Marta di Friedrich von Flotow, Romilda e Costanza di Giacomo Meyerbeer o il balletto Excelsior di Romualdo Marenco. Musiche di raro ascolto nella versione originale, figuriamoci poi in trasposizioni organistiche!

Nella registrazione effettuata sul Lingiardi di Cocconato, Cognazzo esalta in maniera sublime la ricca tavolozza timbrica dello strumento sfoderando un programma che parte da brani danzanti come l'Ouverture da Leichte Kavallerie di Franz von Suppé, passando per l'incalzante Prélude da Carmen di Bizet (con tanto di colpo di Gran Cassa ad hoc), sino ad arrivare a sontuosi brani sinfonici come le Suites dal Lago dei cigni di Ciaikovskij e dal Peer Gynt di Grieg. Ma, l'autentico gioiello del disco è rappresentato dal Largo della Nona Sinfonia di Dvoràk in cui la cantabilità del Corno Inglese, la morbidezza dei Corni dolci  e della Flutta, il lirismo della Voce Umana rifulgono nella sua toccante interpretazione. Cognazzo è un artista che non si “risparmia” mai, suonando sempre con grande tensione, come se si trattasse di un concerto dal vivo.

Nella registrazione realizzata sul Serassi di Azeglio insieme all'organo possiamo ascoltare anche il clarinetto basso di Rocco Parisi (nel CD dedicato ai Mentasti c'era, invece, l'eloquente tromba solista di Ercole Ceretta) che per l'occasione si trasforma nella voce calda di un raffinato cantante. Buoni fiati, ottimo legato, agilità e chiarezza da vendere il tutto unito ad un forte senso del discorso musicale; tutte doti che non fanno rimpiangere le voci del Cardinale Brogni, Figaro, Tonio, Violetta, Amina, etc. Ancora, la Sinfonia da Romilda e Costanza - la prima opera italiana di Meyerbeer - viene incisa per la prima volta in questo Cd, pensate non da un'orchestra, bensì appropriata all'organo!


Proseguiamo parlando dei 3 CD del torinese Walter Savant-Levet, acuto e versatile interprete, molto “pulito” e brillante, sempre musicale. Nei due dischi antologici oltre a mostrare una coerenza stilistica davvero encomiabile - spaziando non solamente da epoca a epoca, ma anche da scuola a scuola - pone in risalto con grande maestria le peculiarità timbriche dei due preziosi organi settecenteschi (Giuseppe Ramasco e Giovanni Bruna). Peccato, però, per quella Gran Sinfonia dal Tancredi di Rossini, che mette a dura prova i “polmoni” del Bruna di Chiaverano! 

Eccezionale il CD dedicato ai francesi Louis  Lefébure-Wely e César Franck interpretati da Savant-Levet sul magnifico organo realizzato da Carlo Vegezzi-Bossi (1891) per la chiesa di S. Francesco a Tonengo di Mazzè (To). Come dicevamo, l'organo a canne in Italia veniva inteso in pieno Ottocento «a guisa di banda», mentre in Francia veniva recepito come un'orchestra, non ancora nel senso sinfonico del termine, bensì in grado di riprodurre l'organico tipico dei Ballet della Grand Opera. Ed è proprio Lefébure-Wely ad incarnare la figura di organista “alla moda” con i suoi brani ballabili e salottieri, piuttosto che caratteristici e descrittivi, alcuni dei quali Savant-Levet propone con grande eleganza. Quelli più famosi rimangono sicuramente Scène pastorale (brano idilliaco con tanto di flauti, zampogne, temporali...) e Fantasie sur La Flûte Enchantée de Mozart (fantasiosa parafrasi dei motivi più famosi tratti dall'opera - non dimentichiamo che Lefébure-Wely riscosse anche la stima di Liszt). L'anima romantica del Vegezzi-Bossi emerge, però, nei due capolavori di Franck, Pièce héroïque e Choral 3 en la mineur. Due poemi sinfonici per organo - il secondo dei quali è accostabile solo ai più  mistici capolavori di J. S. Bach - disegnati dall'organista torinese con uso del colore e senso della forma esemplari.


I 2 CD di Massimo Gabba comprendono: il primo, un'antologia di brani che vanno dal Barocco italiano e tedesco passando per il Classicismo italiano e viennese sino ad arrivare al Romanticismo Italiano. La cifra stilistica che contraddistingue la lettura dell'organista alessandrino è il rigore del tempo unito alla quadratura del discorso musicale. Di grande pregio musicologico, poi, l'inserimento di due brani di raro ascolto di Johann Simon Mayr (Preludio e Fuga in sol) e soprattutto due Versetti di Felice Frasi (1805-1879), compositore piacentino tra i più richiesti collaudatori d'organi d'Italia. Il secondo disco consegna, invece, una personale versione approntata da Gabba, dei Quadri di un'esposizione di Mussorgsky, ricavata compendiando l'originale versione per pianoforte e quella orchestrale di Ravel. Si tratta della prima versione registrata su un organo storico italiano - nella fattispecie il Serassi di Cigliano - del capolavoro mussorgskyano. Infatti, si conoscono diverse versioni organistiche approntate nel Novecento del Vecchio Castello, ma dell'intera opera si ricordano soprattutto quelle di Wills e di Guillou, entrambi concepite per grande organo sinfonico.


Il disco di Daniele Sajeva chiude la panoramica sul patrimonio organario del Canavese offrendo un inedito programma dal titolo «Musica d'organo nel Regno Sabaudo» in cui risuonano per la prima volta musiche di compositori locali, quali Ignazio Pacotto (1763-1834), Carlo Gervasoni (1762-1819), Carlo Prola, Luigi Felice Rossi (1805-1863), nonché di grandi che ebbero contatti col Piemonte (ad esempio il cugino di Couperin «le Grand» ed il giovane Mozart). Purtroppo, nonostante certe tonalità siano state trasposte a causa del temperamento mesotonico dell'organo Bruna, molti brani appaiono lo stesso stridenti a causa di alcuni intervalli al limite dell'impraticabilità. Comunque sia, lode al merito a Sajeva per aver effettuato un'accurata ricerca d'archivio ed aver disseppellito rarità musicali legate all'organo piemontese.


Mi pare molto importante, infine, segnalare che in tutte le registrazioni vi è una presa del suono del tutto naturale, così che il messaggio sonoro - anche se a volte un poco “grezzo” - non subisca alcuna alterazione (equalizzazione, compressione/espansione, eco artificiali) né in sede di registrazione né durante l’editing digitale.