Michele Bosio (2014)

Michele Bosio (2014)

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domenica 25 ottobre 2009

L'arte organaria dei Lingiardi fra tradizione e sperimentazione



Il recente restauro dell’organo-orchestra op. 181 (1877) della chiesa di San Pietro al Po in Cremona – uno dei più straordinari organi italiani – ha riacceso l’interesse verso l’attività dei Lingiardi, organari pavesi attivi dal 1807 al 1920 con 271 organi in Italia e all’estero. Il convegno presenta i risultati delle indagini di musicologi, musicisti, organari e chimici, in parte legate ai numerosi restauri compiuti negli ultimi decenni.

L’opera dei Lingiardi è analizzata in rapporto alla diffusione territoriale degli organi realizzati, alle sperimentazioni e innovazioni artistiche e, infine, al contesto musicale-organologico del tempo. Documenti inediti, analisi scientifiche aggiornate, confronti e inquadramenti storico-critici concorrono a definire il ruolo svolto da questi geniali artisti nella storia organara italiana.

Giovedì 29 ottobre

ore 10
Saluti delle autorità

Stefano Campagnolo - direttore della Biblioteca Statale
Elena Ferrari Barassi - direttore del Dipartimento di Scienze musicologiche e paleografico-filologiche
Beatrice Bentivoglio Ravasio - responsabile del Servizio Tutela Organi della Direzione Regionale della Lombardia del Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Carlo Zani - Presidente della Commissione Cultura del Comune di Cremona

ore 10.30
L’attività dei Lingiardi: caratteri generali e diffusione territoriale

Maurizio Ricci (Istituto Musicale Vittadini, Pavia; Associazione Musicale Franchino Gaffurio, Lodi),
Gli organi Lingiardi
attraverso le fonti d’archivio e i rilievi tecnici

Carlo Mapelli (Politecnico di Milano, Dipartimento di Meccanica),
Caratterizzazione microstrutturale delle leghe metalliche utilizzate dai Lingiardi
Federico Lorenzanii (Rivista «Arte Organaria Italiana»),
Presenze dei Lingiardi nel territorio mantovano
Giancarlo Bertagna (Conservatorio di La Spezia),
L'attività dei Lingiardi in Liguria e gli organi della basilica di Carignano a Genova

ore 15

Irene De Ruvo (Milano),
L'esperienza milanese dei Lingiardi: l’organo di S. Gottardo op. 177 (1875)
Michelle Bernard (Nice),
L’attività dei Lingiardi nel territorio attuale della Francia
Sergio Chierici (La Spezia),
Un progetto di Cesare Lingiardi per la costruzione di una fabbrica d'organi in Liguria (1913) e l’attività dei Lingiardi nel territorio spezzino
Giosuè Berbenni (Bergamo),
Rapporti tra gli organari Lingiardi e Serassi

ore 21

Chiesa di S. Pietro al Po
Concerto d’organo

organo-orchestra Lingiardi 1877, op. 181
restauro fonico Giani Casa d’organi 2008
organisti: Maria Cecilia Farina e Marco Ruggeri

Venerdì 30 ottobre

ore 9.30

L’invenzione dell’organo-orchestra di Luigi Lingiardi

Marco Ruggeri (Scuola Diocesana di Musica Sacra di Cremona - Conservatorio di Novara),
Gli organi-orchestra di
Luigi Lingiardi: genesi, caratteristiche e fortuna

Daniele Giani (Giani Casa d’Organi, Corte de’ Frati, Cr),
Il restauro fonico dell’organo-orchestra di S. Pietro al Po in Cremona (2008)
Elena Bugini (Cremona),
La cassa dell'organo di S. Pietro al Po: aspetti strutturali e iconografico-musicali
Giorgio Guilla (Vercelli),
Le lettere di Luigi Lingiardi al Beato Francesco Faà di Bruno per l'organo di Nostra Signora del Suffragio a Torino

ore 12

Visita guidata all’organo Lingiardi 1865, op. 131 di Croce S. Spirito (Castelvetro Piacentino, Pc)
a cura di Paolo Bottini

ore 15

I Lingiardi e la riforma ceciliana

Maurizio Tarrini (Conservatorio di La Spezia), La polemica Remondini-Lingiardi (1879)


Michele Bosio (Cremona), La «riforma dell'organo» a Cremona secondo Vincenzo Germani (1894-1958): il caso del Lingiardi di San Pietro al Po


Maria Cecilia Farina (Conservatorio di Milano) e Simone Quaroni (Pavia), L’ultimo trentennio della Fabbrica Lingiardi tra riforma ceciliana e tradizione (1890-1920)

Sala Conferenza della Biblioteca Statale di Cremona
Via Ugolani Dati 4, Cremona

Segreteria: Michele Nisoli

giovedì 1 ottobre 2009

Preludio d'organo (ottobre 2009)





PRELUDIO D'ORGANO

IN SAN LUCA

Giuseppe Rotelli (1901)


3 ottobre 2009 ore 17, 30




PROGRAMMA





JOHANN SEBASTIAN BACH (1685-1750)

Toccata d-moll BWV 913



GIROLAMO FRESCOBALDI (1583-1643)

Toccata cromatica

[Trascrizione di Marco Enrico Bossi]




***




Michele Bosio, organo

domenica 27 settembre 2009

Impara l'Arte e fatti da parte [«caro» ministro Brunetta]!





Riportiamo per intero la risposta del pianista Costantino Mastroprimiano alle “follie” sull'Arte musicale espresse dal ministro Renato Brunetta, così come è stata pubblicata sul numero di ottobre della rivista «MUSICA»


***


La polemica di ottobre 2009

Il Musicista risponde al Ministro


Le ultime esternazioni del Ministro Brunetta – aldila` della reazione emozionale che possono aver suscitato – mi hanno fatto riflettere su alcuni aspetti della percezione della professione « Musicista » in Italia.
A scanso di equivoci il Musicista e` colui che si occupa di Musica e occuparsi di Musica comprende non soltanto la professione di « suonatore » o « cantante » ma anche chi del settore Musica fa il suo alveo professionale (editoria, discografia, management, etc.). Detto questo quello che mi ha colpito non e` il senso offensivo delle parole. In fondo, per far riferimento a uno dei Musicisti citati dal Ministro, non e` che Mozart sia stato trattato meglio dal Colloredo... eppure era Mozart La sensazione lasciatami dalle sue parole e` piuttosto quella di una mancanza di conoscenza effettiva del mondo musicale, dalla formazione alla pratica lavorativa.
In Italia la Musica non e` considerata CULTURA. Essa e` Spettacolo o Tradizione. Quindi e` un aspetto accessorio tra l’istrionico e il naif, tra il « fenomeno » e l’intrattenimento.
Il Musicista appare come la persona dotata per suonare uno strumento – o cantare – ma non e` visto come uno studioso, un professionista, un lavoratore. In fondo suona, canta a richiesta e per piacere, insomma un parassita che chiede e ottiene sussidi statali per sopravvivere. Proporsi di fare il Musicista in Italia e` come dire.... Non mi va di studiare, suono, canto... e studiare cosa?... mica il Musicista suda sui manuali di Anatomia, di Diritto Privato, di Procedura civile, di Economia Politica! Legge i pentagramma li suona... allieta e intrattiene... Per far questo il futuro Musicista in caso si iscrive in una di quelle strane Istituzioni chiamate Conservatori che – caro Ministro – in Italia non ci si capisce ancora bene come funzionino. Li`dentro suonano, cantano... gli insegnanti... predicano... E poi... boh... tanto che si arriva alla fatidica domanda: Si vabbe`... caro Musicista... tu suoni, ma che lavoro fai? Forse e` il caso di fare un po’ di chiarezza e se il Suo dicastero – signor Ministro – e` la Funzione Pubblica – e` giusto che Lei abbia sollevato il problema, ma e` assolutamente essenziale e necessario risolverlo e per risolverlo bisogna comprenderlo. L’Italia non da` alla formazione Musicale una Funzione Pubblica. Semplicemente non la considera. In tutte le nazioni Europee la Musica e` insegnata fin dalla scuola d’infanzia, ma non come corollario o attivita` integrativa. Lo Stato si assume la Funzione Pubblica di educare alla Cultura Musicale le nuove generazioni e di provvedere alla formazione degli insegnanti. Provi pure signor Ministro a chiedere al MIUR quale sia la procedura per diventare insegnanti per esempio nei Conservatori...
Non abbiamo risposta... l’ultimo vero Concorso per titoli ed esami e` stato bandito nel 1990 e poi... leggi, leggine, corsi, corsetti... sanatorie e infornate....
Lei Caro Ministro conosce benissimo la Convenzione di Lisbona. Firmata e ratificata... sara` mai attuata? Il suo invito a lavorare, a suonare continuamente e` sicuramente gradito, ma superfluo... il Musicista studia anche quando non suona. Non e` un manovale, e` una persona pensante, la cui professione e` costituita di vari aspetti, non soltanto di evidenza fisica e manuale. Questa e` soltanto l’ultimo stadio di una complessa e continua attivita`. Il pane viene guadagnato con lo studio individuale, le prove in orchestra, l’esibizione pubblica... E mi permetta... non generalizziamo il settore Opera con il resto dell’attivita`musicale.
Controlli pure la percentuale di FUS spettante alla Musica Sinfonica e alla Concertistica che e` la Musica meno popolare in Italia...
La invito signor Ministro a essere piu` presente nel mondo professionale musicale, a valutarlo veramente e a non confonderlo con espressioni musicali di diverso spessore.
Io non scambierei mai un amministratore di Condominio con il Ministro della Funzione Pubblica. Ambedue hanno delle responsabilita` e competenze proprie... diverse ed egualmente rispettabili... ma non confondibili. Se cosi`non fosse, non ci sarebbero modelli ed obiettivi, ma si legittimerebbe un qualunquismo professionale che nuocerebbe al cittadino e al suo senso Civile. Faccia che non sia troppo tardi...


Costantino Mastroprimiano

lunedì 10 agosto 2009

Preludio d'organo (agosto 2009)


Johann Pachelbel (1653-1706)



PRELUDIO D'ORGANO

IN SAN LUCA

Giuseppe Rotelli (1901)


14 agosto 2009 ore 17, 30


In Assumptione Beatae Mariae Virginis



PROGRAMMA




JOHANN SEBASTIAN BACH (1685-1750)

Kleine Praeludien

(BWV 926, BWV 925, BWV 931, BWV 933, BWV 936,

BWV 940, BWV 999)




JOHANN PACHELBEL (1653-1706)


- Meine Seele erhebet den Herren [Magnificat] alio modo

- Meine Seele erhebet den Herren [Magnificat]

- Wir glauben all'an einen Gott [Credo]



***


Michele Bosio, organo



martedì 28 luglio 2009

Appunti per una storia della ricezione della musica organistica a Cremona nella prima metà del XX secolo: i concerti di Ulisse Matthey a Cremona (II)


Ulisse Matthey (1876-1947)


Sono lieto di segnalare il seguito del mio nuovo contributo dedicato ad Ulisse Matthey pubblicato in traduzione francese di Guy Bovet




LA TRIBUNE DE L’ORGUE

61/2 JUIN 2009

Revue Suisse Romande


Editorial

SUJETS

Les concerts d’Ulisse Matthey à Crémone (II)

Le quart d’heure d’improvisation

Services divers, quelques armes pour les organistes

A propos des volets de l’orgue de Valère

DELICES ET ORGUES

L’hôtel de commune de Dombresson

ORGUES NOUVELLES, RESTAURÉES…

Orgue spatialisé, …, le nouvel orgue de Jean Guillou à Rome

Orgues neuves, restaurées…

RÉCITS - VOYAGES

Les voyages de M. Philéas Fogg

Mark Twain : Ascension en télescope

ACTUALITÉ

Disques

Partitions

Divers

Revue de presse

Cours, concours, congrès et académies

Calendrier des concerts

Communications de l’AOR

COUVERTURE

Le nouvel orgue de Bellelay.

martedì 21 luglio 2009

PUCCINI, THE ORGANIST, Liuwe Tamminga on the organs of S. Pietro Somaldi (Lucca) and Farneta; CD Passacaille 952.



Si sa che in tenera età Giacomo Puccini (1858-1924) ebbe modo di ascoltare il suono dell'organo in alcune delle numerose chiese lucchesi - innanzitutto in Duomo dove il padre Michele (1813-1864) era impiegato come organista titolare - e che in gioventù egli stesso si produsse nel servizio liturgico presso le chiese di San Paolino, San Michele, Santa Maria dei Servi, San Pietro Somaldi e all'Oratorio di San Girolamo (sempre a Lucca); nonché, in prossimità del capoluogo di provincia, nelle chiese di Mutigliano e Farneta. Purtroppo, però, nessuna pagina organistica è giunta sino a noi, alcuni manoscritti originali vennero battuti all'asta a Londra nel 1988, ma da allora sono spariti dalla circolazione [1]. 


Si avrebbe la tentazione di dire: «poco male!», poiché il maestro olandese Liuwe Tamminga [2] ha oculatamente approntato una serie di trascrizioni, sarebbe meglio definirli «adattamenti», all'organo di alcune pagine pucciniane destinate in origine al pianoforte, al quartetto d'archi, all'orchestra e alle diverse voci. Nel ricco CD, registrato nel settembre del 2008 per l'etichetta belga Passacaille, troviamo quindi: alcune Fughe (1882-1883), i Tre minuetti (1884), l'elegia Crisantemi (1890) tutti quanti destinati al quartetto d'archi, l'Adagetto per orchestra (ca. 1881); ma anche i brani pianistici Adagio (1881), Piccolo valzer (1894), Scossa elettrica (ca. 1896) e Calmo e molto lento (1916). Poi vi sono i brani per canto e piano, come Solfeggio (1893) e Inno a Roma (1919); per canto e organo, come Salve regina (ca. 1882). E, naturalmente, brani prettamente operistici come il «Te Deum» da Tosca (1900), «O mio babbino caro» da Gianni Schicci (1918); oltre a due interessantissime trascrizioni d'epoca: il pot-pourri pianistico da Madama Butterfly (1904), opera di Bernhard Feyer (1908) e Corazzata Sicilia, ovvero un adattamento pianistico (Carmelo Bizzozero) di una versione-pastiche per fanfara (Pio Carlo Nevi, 1897) di alcuni motivi da La Bohème (1896).


Tutto questo potrebbe bastare non solo per destare l'interesse dei cosiddetti “musicofili”, ma anche degli “addetti ai lavori”, si aggiunga a ciò anche uno straordinario contributo organologico. Infatti, l'intero ed articolato programma - della durata di circa 80 minuti - è stato eseguito sopra due storici strumenti ai quali il giovane Puccini sedette più volte nel corso del suo apprendistato lucchese, figlio di una lunga ed ininterrotta - almeno sino a lui - tradizione familiare di organisti e maestri di cappella. Mi riferisco nella fattispecie agli organi della chiesa lucchese di San Pietro Somaldi (costruito da Domenico Cacioli nel 1687 ed ampliato da Paolino Bertolucci nel 1854, da Pietro Paoli nel 1877 e da Filippo Tronci nel 1903) e della chiesa di San Lorenzo a Farneta (edificato nel 1850, ad opera della ditta Odoardo Landucci e figli di Viareggio).


Durante una recente intervista, Tamminga ha avuto modo di raccontarci il suo “battesimo” con la musica di Puccini; viveva a Parigi quando assistette a un allestimento de La Bohème. Ne rimase folgorato, al punto tale da dedicarsi allo studio del suo linguaggio musicale, cercando anche nel corso degli anni di trovare un collegamento fra il mondo sonoro pucciniano e l'organo toscano di fine Ottocento. Possiamo dire che, proprio in occasione del 150° anniversario della nascita del «Doge» [3], l'abbia finalmente trovato. 

Grazie al valido ed esperto aiuto dell'organaro Glauco Ghilardi, l'organista olandese ha potuto accedere a degli strumenti - per usare un eufemismo - non particolarmente efficienti, ma di assoluta rilevanza storica, come dicevo, “toccati” in gioventù da Puccini stesso. Da tempo si  sapeva circa l'esistenza della scritta autografa «Giacomo Puccini» [senza data], apposta sull'organo di San Pietro Somaldi; ma durante i lavori di pulitura dell'organo di San Lorenzo a Farneta se n'è scoperta un'altra, questa volta con accanto la data, 1879. Tale ritrovamento  riveste quindi una notevole importanza, poiché estende ulteriormente il raggio d'azione di Puccini come organista, e non sarebbe emerso se non in fase di un ipotetico restauro.


Nonostante le non ottimali condizioni, sotto le abili dita dell'interprete i pregevoli strumenti “cantano” con l'espressività ed il respiro d'un cantante lirico, in virtù anche di un suono improntato al legato assoluto di stampo vocale. La perfetta consonanza di pagine operistiche o cameristiche con l'organo a canne lascia davvero esterrefatti; alcuni brani, quali Scossa elettrica, Inno a Roma e Corazzata Sicilia rendono molto bene all'organo italiano ottocentesco, con i suoi effetti di banda come la Grancassa, il tamburo ed i campanelli. 


Ma Tamminga non ha esitato ad aggiungere altri colori, forniti da strumenti a percussione autonomi (avvalendosi della collaborazione dei maestri Valentino Marrè e Mirko Natalizi), quali i piatti, il triangolo, il tamburo militare, i campanelli a tastiera, il tam-tam giapponese, le campane, la campanella, il tamburello basco; prescritti peraltro da Puccini stesso.


In sostanza un prodotto davvero molto ben confezionato ed improntato al rigore verso il reperimento delle fonti e la prassi esecutiva storica, così come le assai note e numerose produzioni del maestro olandese - il cui nome è di solito associato alla musica italiana cinque-seicentesca - ma che “sconfinando” non ha certo tradito il suo consueto modus operandi.


Il dettagliato libretto reca le disposizioni foniche degli strumenti, le registrazioni utilizzate, l'elenco delle fonti utilizzate e le note sono firmate da Gabriella Biagi Ravenni (presidente della «Fondazione Puccini» e del «Centro Studi Giacomo Puccini» di Lucca). Il disco è stato realizzato con il patrocinio dell'«Associazione Domenico di Lorenzo» (direttore artistico, Gianpaolo Prina), della «Fondazione Puccini» e del «Centro Studi Giacomo Puccini». 


____________________



[1] Il gruppo più rilevante di lavori espressamente organistici sembrano essere quelli composti da Giacomo Puccini nei quattro anni in cui ebbe un allievo, tale Carlo Della Nina. I manoscritti, descritti a suo tempo da Alfredo Bonaccorsi, sono transitati qualche anno fa sul mercato antiquario, e poi di nuovo scomparsi.


[2] Olandese, ma italiano d'adozione, l'organista e clavicembalista Liuwe Tamminga vive a Bologna ed è organista presso la Basilica di San Petronio insieme con Luigi Ferdinando Tagliavini, dove suona i due magnifici strumenti di Lorenzo da Prato (1471-75) e Baldassarre Malamini. Per ulteriori informazioni si veda il sito web  http://www.liuwetamminga.it/.


[3] Giulio Ricordi aveva affibbiato il soprannome di «Doge» a Giacomo Puccini, ad indicare il predominio che egli esercitava all'interno del gruppo di lavoro con i librettisti Luigi Illica e Giuseppe Giacosa.

domenica 12 luglio 2009

Dal catalogo TACTUS consigliamo (II)





Punta di diamante del catalogo organistico TACTUS è Andrea Macinanti e questa sua ultima fatica non ha tradito le nostre aspettative. Anzi, ci ha deliziato nuovamente con un programma quasi del tutto inedito, costellato da autori bolognesi  - o che sono passati per le istituzioni musicali di Bologna - attivi tra il Diciannovesimo ed il Ventunesimo secolo (per molti dei quali Macinanti ha pure curato l'edizione per Carrara di Bergamo). 


Eccettuata la Toccata brillante di concerto di Ferruccio Parisini (1876-1923), ed il  meraviglioso brano che chiude il programma antologico, la Passacaglia su un tema di Hindemith (Quartetto in Do op. 16) di Luigi Ferdinando Tagliavini (1929), il resto delle composizioni rientra nella categoria dei brani «liturgici» (per la Messa o l'Ufficio); provenienti più o meno dal Cecilianesimo italiano (di cui abbiamo avuto modo di parlarne più volte su queste colonne). Si tratta di pezzi che durano in media tra i tre ed i cinque minuti - assecondando i tempi della liturgia - ma di fattura pregevole come i Quattro pezzi sacri di Adolfo Gandino (1878-1940) o la Comunione/Meditazione dell'indimenticabile Ireneo Fuser (1902-2003). 


Macinanti ha scelto uno strumento storicamente importante, naturalmente di scuola bolognese, l'Adriano Verati presentato nel 1888 all'Esposizione Internazionale di Musica di Bologna - suonato anche dal celeberrimo Vincenzo Antonio Petrali (1830-1889), che predilesse però il Pacifico Inzoli di Crema - e tutt'oggi custodito presso la chiesa di S. Michele Arcangelo ad Argelato (recentemente restaurato da Pietro Corna). 


Il risultato di questa operazione è davvero sorprendente: sia per il colore fonico assegnato con perizia a ciascun brano, sia per la musicalità sempre stillante, sia per la riscoperta di un repertorio e di uno strumento a torto obliati o, peggio ancora, declassati.

sabato 27 giugno 2009

Preludio d'organo (luglio 2009)


Franz Joseph Haydn


PRELUDIO D'ORGANO

IN SAN LUCA

Giuseppe Rotelli (1901)


4 luglio 2009 ore 17, 30




PROGRAMMA




Johann Caspar Ferdinand Fischer (1656–1746)


Passacaglia in re minore (Suite «Urania»)



Franz Joseph Haydn (1732–1809)


Klavier Sonata n. 16 in Mib maggiore (in tre tempi)



Paul Hindemith (1895-1963)


Orgel Sonata n. 1 (1937) - 3 ter. Ruhig bewegt



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Michele Bosio, organo

venerdì 26 giugno 2009

Le trascrizioni organistiche di VINCENZO GERMANI (1894-1958) - 1 -

E' CON IMMENSO PIACERE CHE ANNUNCIO LA PUBBLICAZIONE DI

Sergej Rachmaninov (1873-1943)

Prélude

[Preludio in do diesis minore op. 3, n. 2 per pianoforte

trascrizione per organo di Vincenzo Germani]

a cura di Michele Bosio*

Num. 5114 delle Edizioni Carrara.

VINCENZO GERMANI (1)

Pianista, organista e direttore di coro, Vincenzo Germani nacque a Cividale Mantovano (c. di Rivarolo Mantovano, Mn) il 15 agosto del 1894. Compì i primi studi musicali sotto la guida del maestro viadanese Cesare Manghi, passò poi alla scuola musicale di Federico Caudana a Cremona ed in seguito si perfezionò a Torino con il grande virtuoso d'organo Ulisse Matthey. Grazie all'impulso dinamico fornitogli da quest'ultimo si dedicò costantemente allo studio, non solo della musica di Bach, ma anche di Franck, Guilmant, Dubois, Widor e Bossi, nonché alla trascrizione organistica. Dal 1915 al 1924 ricoprì la carica di organista titolare presso il Duomo di Casalmaggiore (Cr), successivamente divenne organista titolare delle chiese di Sant'Agata e San Luca in Cremona. L'attività principale di Germani rimase sempre e comunque legata all'organo. Egli collaudò e tenne numerosi concerti sugli strumenti costruiti dai più rinomati organari dell'epoca. Si spense a Casalmaggiore il 13 ottobre 1958, all'età di sessantaquattro anni. Compilò un nutrito numero di trascrizioni per organo e compose diverse opere per coro, mai pubblicate.

FONTE

Ms. autografo (32x24 cm) di 5 cc. datato 14 ottobre 1928 di Vincenzo Germani; donato dalla moglie, Isolina Porcelli, all'ex-allievo del maestro, Ing. Enrico Cirani (attuale possessore).

ANNOTAZIONI

Sul frontespizio si legge Prélude/S. Rachmaninoff/riduzione per organo [omesso il nome del trascrittore]. Nel retro della prima pg. si trovano due proposte di registrazioni-base indicate dal Germani per l'esecuzione su organi a due manuali.

La prima per organo piccolo:

I° man. Clarino, Ottava, Principale 8'

II° man. Bordone, Viola 8', Viola 4', Oboe

Ped. Contrabbasso, Subbasso, Basso, Violoncello

Unioni: Ped. al I°, Ped. al II°, Tastiere

La seconda per organo grande:

I° man. Decimaquinta, Ottava, Flauto, Viola, Dulciana, Eufonio, Principale [8'] 16'

II° man. Bordone 16' e 8', Principale 8', Viole da concerto, Fugara

Ped. Bassi tutti meno Bombarde

Unioni: Ped. al I°, Ped. al II°, Tastiere

Il ms. presenta, inoltre, indicazioni di registrazione per organo Hammond (omesse nella presente edizione).

Ulteriore osservazione, il ms. è stato rilegato dal Cirani insieme ad altri mss. di trascrizioni del Germani (Felix Mendelssohn Bartholdy, Marcia Nuziale; Johann Sebastian Bach, Preludio VIII in mi bemolle minore BWV 853; Georg Friedrich Händel, Largo [trascrizione di Otto Dienel]; Robert Schumann, Träumerei).

PRESENTAZIONE

Il Prélude [in do diesis minore] è il secondo dei Cinq Morceaux de Fantaisie op. 3 composti da Sergej Rachmaninov nel 1892, dedicati al compositore Anton S. Arenskij (1861-1906) e pubblicati a Mosca - presso l'editore K. Gutheil - l'anno seguente. Si tratta di una delle composizioni pianistiche più famose - forse la più famosa - dell'autore, il quale nel 1938 approntò anche una versione per due pianoforti. Negli Stati Uniti la prima edizione portava il curioso sottotitolo «Le campane di Mosca», celeberrimo, ma apocrifo.

Sappiamo che Louis Vierne (1870-1937) pubblicò nel 1932 presso l'editore E. Hamelle una sua personale trascrizione per organo del Prélude, e che Ulisse Matthey (1876-1947) propose spesso durante i suoi concerti questo suggestivo brano, probabilmente nella sua personale trascrizione-adattamento (2). Ma, già dal 1915, circolava l'apprezzata trascrizione per organo (Augener) dell'inglese Arthur Eaglefield Hull (1876-1928).

La trascrizione del Germani risale, invece, al 1928 (14 ottobre), e presumibilmente il Prélude venne eseguito per la prima volta in pubblico durante il concerto del 13 giugno 1929, serata inaugurale del nuovo organo a due manuali costruito da Giuseppe Rotelli per Palazzo Cittanova a Cremona (3).

Per questa sua trascrizione Germani ebbe come modello - se non proprio l'edizione Gutheil del 1892 - una ristampa successiva, poiché le indicazioni di tempo, dinamica ed agogica corrispondono con l'edizione originale. Potrebbe anche darsi che fosse in possesso della revisione di Michele Esposito (1855-1929), redatta nel 1908 per Ricordi. Poco importa, certo è che Germani praticava - già dal 1925 - il brano originale per pianoforte e come il Matthey (che spesso si presentava in veste di pianista con programmi di tutto rispetto ed ottenendo sempre lusinghieri giudizi di critica) sentì l'esigenza di trasferire alcune pagine pianistiche ed orchestrali all'organo. Appare curioso rilevare, invece, che nell'elenco delle composizioni del repertorio pianistico di Matthey non compaia proprio il Prélude di Rachmaninov. Compare solo nell'elenco delle trascrizioni per organo (4).

Michele Bosio

_________________

* Il curatore vuole dedicare questo lavoro alla propria nonna Anna, scomparsa improvvisamente proprio durante l'elaborazione della presente edizione.

1) Cfr. Michele Bosio, Ricordo del maestro Vincenzo Germani (1894-1958) in «Arte Organaria Arte Organistica», XVI (2009), n. 1, pp. 40-46.

2) Il Matthey curò almeno una ventina di trascrizioni, alcune stampate, ma per la maggior parte rimaste manoscritte. A volte le suonava nella parte del pianoforte sulla quale aveva scritto la registrazione e la parte da affidare al pedale. Non sempre, però, egli metteva il suo nome di autore della trascrizione, come del resto faceva anche il Germani; il Prélude, appunto, rientra in questa casistica.

3) Elenco dei brani in programma: Bach, Toccata in re minore BWV 565; Guilmant, Marche Funèbre et Chant Séraphique op. 17; Cherubini, Ave Maria*; Bossi, Sanctus et Benedictus*; Liszt, San Francesco d'Assisi predica agli uccelli; Rachmaninov, Preludio in do diesis minore op. 3, n. 2; Beethoven, La Gloire de Dieu dans la nature* [sic], Le cantique de la penitence* [sic]; Dubois, In Paradisum, Fiat Lux. *Maria Antonietta Cazzaniga, soprano.

4) Cfr. Bernardo da Offida, Ulisse Matthey, Loreto, 1951, Libreria Editrice San Francesco d'Assisi (ristampato nel 1987), in particolare le pp. 112-116.